L'audizione di oggi sulla Direttiva Gas
Nella sua audizione sul recepimento della direttiva gas, svoltasi oggi alla Camera, Confindustria ha indicato oggi cinque linee strategiche che secondo l'associazione delle imprese "possono valorizzare il patrimonio italiano nell'uso del gas, in funzione del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione".
I cinque punti sono rafforzare l'integrazione con il sistema elettrico, dagli accumuli delle fonti rinnovabili, fino alla micro generazione/cogenerazione nelle abitazioni; accompagnare la crescita dei consumi di gas nei trasporti, sia in forma compressa (CNG) che liquida (GNL), liberando anche le potenzialità del biometano, attraverso la realizzazione delle necessarie infrastrutture; proseguire nello sfruttamento efficiente delle infrastrutture esistenti e nel loro eventuale potenziamento, e diversificare fonti e rotte di approvvigionamento, in particolare quelle del Corridoio Sud; favorire lo sfruttamento della produzione nazionale di gas; e migliorare la regolazione dei transiti all'interno dell'Europa, per incrementare l'utilizzo efficiente della capacità esistente e per sviluppare un mercato competitivo altrettanto liquido quanto quello del Nord Europa, "dove il dominio della Germania, con prezzi più bassi, è destinato a rafforzarsi con il raddoppio del Nord Stream".
In Italia, nota Confindustria, "il gas naturale è fondamentale sia per il sistema economico che per i processi industriali. I settori industriali ne hanno fatto l'elemento base per l'efficienza e la sostenibilità, attraverso sistemi di cogenerazione ad alto rendimento, tanto che oggi il gas rappresenta un combustibile di fatto insostituibile per molti consumi finali nei settori manifatturieri. Il sistema energetico nazionale ne ha fatto il principale combustibile per la generazione elettrica. Basti pensare che oggi oltre il 40% dell'energia elettrica consumata in Italia è generata dagli impianti termoelettrici a gas, i quali determinano il prezzo del mercato elettrico per la maggioranza delle ore ogni anno".
La competitività dell'Italia e dell'industria italiana, proseguono le imprese, "sono quindi legate alla competitività di costo per la materia prima gas, che a sua volta dipende dai livelli di concorrenza e di prezzo nel mercato all'ingrosso e dalle componenti addizionali del servizio di trasporto, fra cui gli oneri parafiscali. Ad oggi il prezzo della commodity nel mercato italiano all'ingrosso è di circa 2 €/MWh superiore a quello degli hub del Nord Europa e il trattamento tariffario non favorisce la domanda industriale, premiata al contrario in Germania, Francia e Regno Unito, attraverso agevolazioni degli oneri fiscali-parafiscali".
"La minore liquidità di gas naturale presso i gasdotti provenienti dal Sud Italia, registrata negli ultimi anni, correlata a logiche di approvvigionamento a lungo termine e influenzata dal calo della domanda post crisi, dalla crescita dei consumi nel Nord Africa e dalle tensioni conseguenti alle primavere arabe, non permette di sfruttare appieno la nostra posizione geopolitica di vantaggio all'interno del mediterraneo. I prezzi del mercato italiano all'ingrosso non beneficiano infatti dalla concorrenza fra le 8 porte di accesso che presenta il Paese ma subiscono invece distorsioni causate dalle attuali forme di “pancaking tariffario” a livello europeo / comunitario, legate alla stratificazione di costi logistici lungo le rotte degli approvvigionamenti dal Nord Italia, i cui volumi risultano determinanti nella formazione del prezzo sul mercato italiano. Questa problematica - conclude Confindustria - deve essere superata attraverso una generale revisione della struttura delle tariffe di trasporto (cosiddette tariffe “entry/exit”) nei sistemi nazionali, prevedendo la corretta applicazione di ciascuna componente di costo agli utenti di rete che effettivamente beneficiano della relativa infrastruttura".
Riguardo al recepiment6o della direttiva Confindustria non vede problemi particolari, evidenziando come "il Decreto Legislativo rispecchi fedelmente l'intento della Direttiva 2019/692 e non si ravvisano particolari profili di rischio in merito alla possibilità da parte del Governo di derogare dall'applicazione dei principi generali (in particolare accesso a terze parti, unbundling e regolazione tariffaria) ai gasdotti esistenti provenienti da Sud che arrivano in Italia (TMPC dalla Tunisia e Greenstream dalla Libia), come previsto dalla Direttiva stessa".
Il problema, rimarca ancora una volta Confindustria è più che altro legato al fatto che direttiva "non si è occupata delle distorsioni insite nell'architettura stessa del sistema europeo, ovvero legate alla mancata integrazione dei mercati nazionali", nel senso appena ricordato, con particolare riferimento alle applicazioni in chiave "nazionalisitica" del codice di rete Ue sull'armonizzazione delle tariffe, che ha consentito ad alcuni paesi di sussidiare i proprio consumi interni a scapito dei transiti.
Fonte Staffetta Quotidiana, 19 febbraio 2020
